EDITORIALE(Dardi #9)

EDITORIALE
(Dardi #9)

È necessario dare a questo choc una “nota d’eternità”
Gunther Anders

Sono passati più di tre quarti di secolo da quando due città furono spazzate via dalla conflagrazione di una bomba atomica. Non è molto, qualcuno potrebbe ancora ricordarlo, eppure pare che lo slogan “Hiroshima è dappertutto” stenti a essere profondamente compreso in tutto ciò che esso comporta, ora che è, più che mai, così contemporaneo.

Finita la “guerra fredda”, la storia non si era conclusa? Lo scenario globale non si era stabilizzato in uno stato di pace perpetua, tralasciando qualche “scaramuccia” ancora verificatasi nel “sud del mondo”? La minaccia di una nuova guerra in occidente sembrava scomparsa, o sbaglio? Sembrava che la rivalità militare tra i grandi blocchi di potere non fosse più così esplicita e paragonabile a quella del passato. Tutto sembrava scongiurare una situazione di guerra diretta tra più stati. Almeno fino a due mesi fa. Ora beh… La situazione è forse un pochino sfuggita di mano. Nonostante ciò, perchè preoccuparsi degli arsenali atomici, in fondo non c’è alcun motivo di adoperarli. Che importa se le armi nucleari continuano ad essere presenti, incrementate, rinnovate, modernizzate? Così che, grazie ad alcune innovazioni tecniche, non solo è possibile una maggior rapidità nel trasporto delle testate, ma l’intelligenza artificiale anche in questo campo si è sostituita all’umano. Chi potrà mai rifiutarsi di azionare l’artiglieria letale, quando a prendere la decisione sarà un algoritmo?

A quanto pare, da quando questo schifoso torturatore del KGB è al potere, è stata autorizzata la costruzione di missili nucleari, siluri nucleari transoceanici, missili ipersonici e armi nucleari a bassa intensità. Si può davvero escludere che il solo scopo di tale armamentario sia di deterrenza? Il senso comune spinge ogni individuo razionale ad essere scettico nei confronti delle minacce esposte dai rappresentanti dello stato russo riguardo l’utilizzo di armi nucleari. In effetti nessuno degli schieramenti ne avrebbe da guadagnare. Ma in fondo, chi si aspettava che i centinaia di migliaia di soldati russi schierati sul confine con il territorio dello stato Ucraino l’avrebbero valicato per attuare un’invasione “alla vecchia maniera”? Segnali erano chiaramente presenti, data la guerra che da otto anni imperversava nei territori del Donbass. Allarmi ce ne furono, eppure vennero realmente ascoltati? Quanto gli venne dato credito? Forse un incremento del conflitto a tal punto da prendere in considerazione la guerra totale, non sarebbe del tutto da escludere. Lo stato russo per di più non è l’unico a disporre di un arsenale nucleare; chi dice che in un ipotetico scenario apocalittico sia proprio lo zar il primo a premere il pulsante rosso? Forse il male necessario che fece capitolare il Giappone nel 45’ potrebbe essere considerato dalla Nato come l’unica soluzione possibile per fermare il male assoluto di oggi?

Come persona ragionevole credo sia molto più probabile che tutto ciò non accada. Indipendentemente da questo, anche solo una minuscola possibilità che il disastro si verifichi rende la catastrofe presente in ogni singolo momento della mia vita. Presente nelle basi militari colme di armamenti a pochi chilometri da casa mia. Così come ogni centrale nucleare, ogni deposito di scorie, ogni ributtante nocività mi pone al cospetto di una tragica fine. Come rapportarsi con la minaccia permanente dell’eliminazione non solo mia, ma del mio mondo per intero? Quali azioni potrebbero mai risultare eccessive in risposta alla minaccia dell’annichilimento totale?

di Dardi #9

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