Editoriale (Dardi #10)

Editoriale
(Dardi #10)

Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio.
Gaetano Bresci

Il mondo ha gli occhi della catastrofe. Esso si mantiene e sprofonda in una serie di recrudescenze: pestilenze che si propagano, guerre che si diffondono, carestie che aumentano per intensità e frequenza. Lo spettro della morte vaga nel circostante, minacciando di chiudere in modo definitivo, questo cerchio infernale.

Più il tempo passa, questo aberrante tempo dell’attesa, più il disastro in corso colonizza ogni passo della vita quotidiana. E se finora, apparentemente, le nefaste conseguenze del capitalismo estrattivo compromettevano la quiete e la salubrità di luoghi distanti dallo sguardo del cittadino europeo, adesso anche la soporifera civiltà democratica non può più evitare di fare i conti con un tappeto colmo di sporcizia al punto tale da cominciare a imputridire. Milioni di essere umani e animali sono sacrificati all’altare del dominio attraverso schiavitù, avvelenamenti e orrori perpetrati con armi sempre più complesse e sofisticate. Se ciò avviene, per lo più, è grazie al possesso di quegli elementi fossili o minerali provenienti dai meandri della terra. Senza carbone, gas, petrolio, uranio e metalli rari la macchina della morte si fermerebbe; senza questi elementi, che non hanno niente del verde natura, ma sono coperti dalla tonalità del rosso sangue, il sistema tecnico non sarebbe in grado di funzionare. Il dominio però non è riducibile solo ai suoi dispositivi tecnici. Esso ha bisogno di riprodursi: di cementarsi nelle menti, di darsi forza nelle braccia e nella fatica che gli permettono di perpetrarsi inesorabilmente. Questa riproduzione abitudinaria non esisterebbe se non fosse per i rapporti sociali esistenti, forgiati su quei modelli e concetti quali l’autorità, la religione, il patriarcato, il razzismo, il nazionalismo e l’antropocentrismo, solo per citarne alcuni.

Il progresso è la massimizzazione dei possibili nella tetra realtà dello sfruttamento di ogni risorsa che possa incrementare la ricchezza di alcuni contro la povertà di tantissimi. La realtà che ci invade è un campo di battaglia fumante, costellato da cadaveri e mondi sfigurati. Le pale eoliche di cento metri di altezza non fanno che estendere e decorare la mostruosità in corso di costruzione, distribuita su una rete elettrica che non rinuncierà mai al carbone e al nucleare. Ogni trovata tecnica per rimediare ai disastri già perpetrati non fa che aggiungere nuove contraddizioni a quelle precedenti. Opporre un’idea di mondo altro non significa aiutare il sistema a riprodursi divenendo meno inquinante e inquinato, ma nella continua elaborazione di un pensiero e di un agire in grado di farlo crollare.

E allora che altro si potrebbe fare se non interrompere questo processo. Ciò che è avvenuto alcuni mesi fa in Francia è indicativo di cosa potrebbe voler dire sabotare il progresso tecnico. Nelle città di Crolles, Bernin e Grenoble, il 4, il 5 e il 13 di aprile alcuni ignoti sabotarono tre centrali di trasformazione della linea elettrica che alimentava i complessi industriali dove si trovano importanti aziende high-tech, tra cui in particolare la STMicroelectronics e Soitec, produttrici di semi-conduttori e chip elettronici. Questi oggetti sono fondamentali per la produzione di gran parte dei dispositivi tecnologici, la cui filiera industriale si trova già al momento in crisi, a causa delle difficoltà nei rifornimenti, da quando il commercio internazionale ha dovuto fare i conti con le disposizioni degli stati contro il Covid.

Ma come si diceva prima gli oggetti sono fortificati dai rapporti sociali che li sottendono e da esseri umani in carne ed ossa che li producono e li fortificano.Vale la pena ricordarlo: non sono solo i mezzi tecnici responsabili di genocidi e orrori, ma anche tutte quelle persone in mimetica o giacca e cravatta che gli adoperano o ne permettono il funzionamento. È anche per questo che due anarchici il 7 maggio 2012 a Genova spararono alle gambe di un dirigente dell’Ansaldo Nucleare. Anche per questo uno di quei due anarchici vorrebbe esser sepolto vivo dallo stato in regime di 41bis. Niente di meglio d’altronde ci si potrebbe aspettare da un sistema fondato sulla tortura…

E ora che si vorrebbe propinare come soluzione il nucleare verde, la sommatoria di energie e non la propagandistica sostituzione, quanto è stata nitida e veggente quell’azione, in un mondo dominato dall’economia di guerra?

Chi ha mandato un pacco regalo a Leonardo il 27 giugno a Roma probabilmente non si è dovuto neanche sforzare troppo per arrivare alle stesse inevitabili conclusioni, dato il notevole sforzo che l’azienda compie per rifornire coi suoi aerei da guerra gli eserciti di mezzo mondo.

di Dardi#10

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